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Il Re di Denari

di

Antonio Accordino

 
 
 

Versione Ultimata

 
 
 

1

LA CORSA DI OTTAVIO

Una folata di vento afferrò la foto di Marvina che rideva

e la sollevò con impeto nell’aria, trascinandola nell’acqua

Il  libro di latino, sbigottito declinò veloce, alcune  pagine

e senza voce, restò immobile a guardare, il mare increspato

La sabbia millantatrice di crediti, con saccenteria ruotava

e s’allontanava nascondendo le regole in cerchi concentrici

Un fenomeno, all’improvviso avanzò e degradò il cielo

L’azzurro si sbiancò e si lasciò cadere sfilacciandosi,

galleggiando nell’aria, ubbidiente, raggiunse l’acqua del mare, 

lasciando lo spazio, ad un pulviscolo scuro, portatore di dolore

Un esercito di figuri armati,  sbarcò da navi millenarie ed avviò 

senza alcuna dichiarazione,  una guerra senza quartiere

Una miriade di frecce di fuoco,  volarono in ogni direzione,

colpendo la gioia, alla cieca, seminando terrore e morte

La spiaggia, con cautela si sottrasse da sotto il corpo di Ottavio

 ed incrociando  le onde, guardandole con indifferenza

inusitata, s’allungò con una lieve curvatura sotto la montagna.

Ottavio, con la testa in fiamme, si lanciò in una corsa folle

e si tuffò dalla rocca a strapiombo,  volando nella bocca

della morte che dell’amore gli aveva fatto la tomba,

senonchè l’azzurro che aveva lasciato il cielo ed era sceso

sul mare, ebbe un colpo di dignità e si raccolse in una matassa.

 Mani amorevoli, leste, confezionarono un tappeto morbido, leggero,

che con un ondeggiare pieno di saggezza, sapienza e comprensione,

volò a distendersi nel tuffo di Ottavio, raccogliendolo nelle braccia,

 trasportandolo sulla spiaggia e posandolo con estrema cautela,

sulla sabbia a granelli che con cura si era disposta ad attenderlo.

L’azzurro, ripreso possesso dello spazio, rasserenatosi, lasciò

che i raggi del sole, andassero a raggiungere la spiaggia  

Ottavio, ascoltò le carezze, apprezzò il calore e pensò a Marvina

La sua faccia piena con i buffetti sulle gote ed il sorriso birichino,

gli aveva lasciato un gran dolore scegliendo di andarsene ed aprì

2

gli occhi con il  tremore di un’emozione che doveva tenere a bada

La libertà vale a distinguere la civiltà dell’uomo ed ha diritto,

al rispetto anche se può donare sofferenze e con umiltà accettò

 il sollievo che gli offriva il sole e si bagnò la faccia con l’azzurro del cielo

Gli occhi, lentamente si confidarono con le canne secche,

gli alberi che circondavano la montagna e si mise

in piedi che stava a sedere, con l’intento di mettere in ordine i vestiti

e riprendere il cammino che per un attimo gli era parso superfluo.

Volse lo sguardo alla statale e scorse una carovana di pellegrini,

adulti e ragazzi che cantando e ballando,  marciavano alla volta

del Santuario della Madonna e ridendo, canticchiando sottovoce

ch’era stonato, corse a raggiungerli e si accodò a loro.

 

Il calendario

 

 

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Il vento è sceso impetuoso ed ha smosso

 il sottobosco mettendo a nudo le croci

dell’oppressione e del malgoverno

Il mare ha scavato la scogliera ed è entrato

nella gabbia della civiltà degli uomini, gridando

Il calendario di primavera ha portato la neve

I nomi senza libertà sono scesi per la città

a chiamare la giustizia a testimoniare lealtà

Una generazione ha aperto le finestre di casa

sventolando la faccia sorridente, orgogliosa

Il sole ha svegliato la terra e perfino le tombe

I fiori hanno dipinto i muri ed  i cancelli

La piazza ha acceso la speranza e d’incanto

il calendario si è appropriato della stagione.

  

3

L’incubo

Ho scoperto stamattina, una mano malandrina

che s’infilava nella  mia età e scavare

con ferri arrugginiti nella mia carne martoriata

Ho mortificato la mia intelligenza rincorrendo

la giustizia che mi è stata tolta con fraudolenza

Ho scontato il danno della mia dabbenaggine

Sono vent’anni che lavoro per riprendermi la dignità

ma non riesco a rimettere pulizia nelle tasche

Capita per caso che un burocrate inefficiente peschi

 il mio nome e lo brandisce riportandomi in un incubo

Chiedo il  rispetto di un uomo legittimato

Ho il diritto di non essere disturbato

 

Lo Spirito dei morti

La maestra smise d'insegnare ricamo

alle ragazze del quartiere, in fretta

ordinò che andassero alle proprie dimore

e con affanno s'arrampicò sulla montagna

di sabbia tolta per creare un deposito d'acqua

La conoscevo da ragazzo e ritornato a casa

in visita ai miei genitori in là con gli anni,

ritenni le fosse piaciuto che andassi a salutarla

ma evidentemente mi sbagliavo e me ne rammaricai

Sorpreso, la vidi accartocciare la testa sui piedi

lanciandomi di sbieco,  sguardi preoccupati

Cercai, non comprendendo il suo smarrimento

di stringerle, almeno la mano ma mostrandomi

la faccia avvolta in una maschera di sofferenza, rotolò

nel terrapieno d'acqua, stentando un sorriso paonazzo

4

L'orgoglio  e la gioia del ritorno al mio villaggio,

 mi spinse a fare il giro di amici e parenti

Entrando nel cortile dell'abitazione di mia cognata

notai che stava uscendo con  l'auto e le andai

incontro ma accorgendosi del mio arrivo ingranò,

stizzita, la retromarcia tentando maldestramente

di farmi credere che la mia presenza le fosse sfuggita

ma impossibilitata a proseguire che l'unica uscita

la conduceva verso di me, proseguì usandomi

la cortesia di salutarmi alzando a fatica la mano

Lo Spirito dei morti, ha cercato in ogni modo

d'avvisarmi che incombeva un grave pericolo

Il sogno è l'espansione dei sensi oltre il mondo,

è l'espressione della capacità del nostro cervello

di metterci in contatto con gli spiriti dei morti

ma l'apparire della luce del giorno ci induce

a camminare sulla terra e ritornare sconosciuti 

Transitando con l'auto,  avevo notato che il cancello

del cimitero era aperto e con mestizia mi diressi

a salutare i morti pur se non era un giorno canonico

Il giardinetto era ben curato, le croci lucidate,

sorridenti, aspettavano i parenti e gli amici

Il padrino di mio figlio nonché amico fraterno,

chiacchierava con un Signore,  sul marciapiede

poco discosto dalla cinquecento bianca

posteggiata sulla destra alcuni metri sopra

La sua mano si alzò nell'aria senza salutarmi

e malvolentieri m'indicò il vialetto che conduce

alle nuove cappelle ed in costruzione

L'accesso prevede l'attraversamento dei servizi

ma la serratura della porta mi risultò insuperabile

per l'incuria del tempo e per le mani non temprate,

vietandomi l'entrata, relegandomi nell'anticamera

La fontanella dell'acqua per ristorare i fiori,

 m'indusse a lavarmi le mani ed alzando la schiena

ebbi il dono di ricevere il saluto di mio figlio

che transitava con mio padre che con pazienza

lo istruiva nell'arte di confezionare lenze da pesca

Lo spirito dei morti, viaggia nella luce,  ci veglia

ed a volte riesce a sollevarci da eventi ineluttabili

 

5

  Il Politicante

La luce del sole illumina la sua faccia

osservando la gente assiepata nella piazza

L’impegno è servire i cittadini e debellare

la stirpe maledetta che perpetra stragi

e mangia il lavoro ai cittadini onesti

Sorride con la leggerezza del celebrante

ascoltando la persona  sofferente  che chiede

una sistemazione per il marito, per i figli

Promette accarezzando con la mano della fede

la testa dell’alano che sulla scrivania

gli fa compagnia con la foto della moglie

Il politicante lancia anatemi agli avversari

e con le società collegate conclude affari

minando la sicurezza dei lavoratori

La gente guarda la sua effige sul cartellone

e prega in ginocchio che venga eletto

La scheda elettorale è un contratto e spera

che lo rispetti e non risulti alla stregua degli altri

 

6

Il Re di Denari

Ho cavalcato con perizia ma pieno

di speranza per strade dritte, tortuose

e traverse senza sbocco, inventandomi

ogni giorno il lavoro, difendendolo

dalle minacce, sopraffazioni, sfratti

e diffamazioni, da pirati e parassiti

che volevano banchettare e divertirsi

con il sudore della mia fronte

Il re di denari è arrogante, piega

la gente ed eleva il semianalfabeta

a dottore che si esalta a raccontar

barzellette oscene ed è adulato

da risate esilaranti dagli astanti

educati, conosciuti d’alto lignaggio

Ho messo in riga qualche furbastro

ed aiutato un altro dimostratosi disonesto

Amici, Avvocati e Cani apparentati

han ritenuto dignitoso negarmi

i prestiti ricevuti sulla parola

affratellandosi ai malavitosi

Il re di denari è arrogante, distrae

i servitori della legge e falsifica

i bilanci sottraendo tasse e tributi

scaricandoli sulle spalle dei cittadini

Sono tentato di cavalcare con furore

il re della vendetta e munito

di lanciafiamme bruciare questa sterpaglia

Grido alla dignità di schiaffeggiarmi

e con la sigaretta in bocca ed in mano

un bastone di ferula m’arrampico

per il  ripido viottolo di montagna

accompagnato dai versi degli uccelli,

dal frusciar nel sottobosco di rettili

e delle specie d’animali della fauna locale

cercando di smaltire il fallimento

e sottrarmi alle vessazioni quotidiane.

7

I fantasmi del mare

Vengono a galla con le reti dei motopescherecci

che usciti per la pesca sono costretti a rientrare

Hanno gli occhi fuori dalle orbite dalla meraviglia

e la speranza sopraffatta dalla paura di non arrivare

Sbarcano con le mareggiate ai confini del villaggio

con i vestiti ridotti a brandelli e senza scarpe

Le gambe attaccate al bacino, le braccia alle spalle,

la testa sul collo in un equilibrio precario, tentano

di reggere il mondo che cerca di sbarazzarsene

I fantasmi del mare s’allontanano dalla spiaggia

cercando di  non creare panico nei turisti al bagno

I corpi stremati dai molti giorni di navigazione,

afoni, corrono sotto il sole implacabile che ruba

l’ultimo respiro e prosciuga la residua resistenza

 

 

8

La farfalla azzurra

Frecce di luce attraversano le chiome degli alberi

e dolcemente giuocherellano  col vecchio sottobosco

allietando e rinvigorendo  la frescura della penombra

Confuso nel riverbero del sole, scese e scalzò fuori

planando sulle foglie secche, un maestoso aquilone

con a bordo una meravigliosa farfalla azzurra

Aveva la testa a prisma, cinta da una bandana

rossa e gialla e dagli occhi pieni sprigionava

l’impareggiabile bellezza delle  profondità del cielo

Ammaliato cancellai  i confini ed i doveri legali

e con gioia fanciullesca vi saltai in groppa

Una campanula di giglio selvatico striato di rosa

ci accolse con grazia ospitandoci nella sua tenda

e senza saziarmi mi rimpinzai di fragoline

Ritornai indietro col maglione sulle spalle

e nelle mani l’allegria che avevo perduto negli anni

La corsa nel bosco di castagno m’affrettò

all’auto con una fame da lupo che ha svernato

La schiacciata casereccia con patate, salsiccia

e cavolfiore stabilizzò l’organismo ma non riuscivo

a quietare l’euforia che saltava nella tasca dei pantaloni

Ad ogni modo scesi al mare senza turbare

la serenità delle vacanze programmate

Salutai la farfalla azzurra stringendole le mani

evitando di baciarla  per non  scivolarle sulle labbra

Avrei voluto acchiapparla ma pensai che il rispetto

va conservato e trattenni il desiderio lasciando che andasse

 

9

L’Insonnia di un  miope

Mi sono alzato con il vento di scirocco, appesantito

dall’odore nauseabondo, evaso dal depuratore inefficiente,

del villaggio turistico che ha stracciato, territorio e mare,

sradicando la vigna ed emarginato il borgo marinaro.

Ho camminato, lungo la strada alberata ed ho scalato

 il costone roccioso che con arroganza schiaffeggia

la lingua di sabbia che con anelli geometrici protegge,

i laghetti ed un  folto cespuglio di canne verdi

che cresce sull’estremo lembo,  ad un passo dal mare,

quasi a nascondere, la barca della Madonna col bambino

Ho ascoltato la radio con guerre, morti ed emigranti

e con la notte  compressa nelle dita della mano destra,

 ho attraversato gli ulivi con il tronco bruciacchiato

ed i rami rivolti al cielo a reclamare il lavoro

dei contadini sopravvissuti e di quelli scacciati

Ho osservato con ammirazione, i negozi di pupazzi e maschere,

cartoline e quadrati di ceramiche, ravvivate da massime speciose

Ho costeggiato le bancarelle dei venditori di fave abbrustolite,

 noccioline, ceci, semi al forno ed una miriade di leccornie colorate

ed ho solleticato gli ambulanti che riposavano sulle sdraio,

sistemati nello spazio coperto che faceva loro, stanza d’albergo

La festa, aveva raccolto migliaia di pellegrini  ed i marmi

si specchiavano con saccenteria nei reperti archeologici

abbandonati  dalle autorità, ai cani randagi, all’ indecenza.

Ho scavalcato i muri scalcinati dell’antica locanda e sono entrato

nella statale con l’asfalto che il tempo  ha eroso e non è stato riparato.

Ho cercato d’imbastire i fili sfilacciati dell’insonnia, invero la raccolta, a causa del tremore

che ho alle mani e della miopia, mi risulta di estrema difficoltà.

 Il vento di scirocco, scoppia in una ecatombe di rondini che dal ricovero

sono fuggiti in cerca di ristoro, stremati sono atterrati sulla spianata,

mortificandosi, in un suicidio collettivo impossibilitati a riprendere il volo

e riempire l’aria d’allegria, a causa delle zampette corte

La testa mi scoppia e le bestemmie mi riempiono la bocca

minacciando  a mani giunte, il perdono alla croce che muta mi guarda.

Il  mio passo, all’improvviso s’arresta e sotto i pini secolari

che incorniciano la strada, mi distendo sul letto di aghi, a rendere

omaggio al lavoro che ogni giorno dalle otto alle quattordici,

compio con la responsabilità di un padre di famiglia costretto

a tenere quieta la coscienza per non permettere all’insoddisfazione

 di sopravanzare il Vigile e ridere sgommando, il dolore sulla faccia.

 

10

LA MIA ITALIA

La mia ITALIA, non è più dei padri e meno dei figli, è stata predata,

scivolata in mano ai Furbetti, è ritornata indietro, il vestito stracciato

e resta in attesa del miracolo, chiudendosi  in un silenzio di tomba.

Ha scaricato gli anni di lotte, dei morti, nella discarica a cielo aperto,

ingabbiando nella convivenza civile, la memoria a guisa d’ossessa. 

L’emergenza migrante, l’ha allungata scoprendole i piedi seminudi,

scalzi, incatramati, ha creato frontiere armate sul mare e proclama

che sono erette a protezione dei suoi abitanti, col diritto e l’obbligo

di svolgere la propria attività in sicurezza e la sera, ritornare a casa

sani e salvi, dimentichi che la buona accoglienza, è un atto di civiltà

La mia Italia, fondata sul lavoro, ogni giorno costringe i figli naturali,

ad emigrare, scende lo stivale e va oltre l’alluce, non usa la guerra

e tutela con le forze dell'ordine, la convivenza pacifica delle persone

La mia ITALIA, cura il suo territorio ed amministra la legge

in forma uguale per tutti, ha rispetto per il colore e sesso,

chi professa credo diverso, confida nel giuramento prestato

e non minaccia di faziosità, i Magistrati, non assolve in fase d’istruttoria,

degli Agenti delle forze dell'ordine, che usano del potere della divisa,

 per servire il governo in carica, anzichè la Costituzione, e sopraffare

i cittadini che reclamano il diritto alla salute, alla dignità,

alla tutela della sicurezza sul lavoro.

La mia ITALIA, controlla che ognuno paghi le tasse, il conto manca,

 evadere è una spesa a carico dello stato, è rubare, offende gli altri,

non crea opportunità, toglie le risorse, per mantenere e conservare integro,

il territorio, le strade i Palazzi e non correre nell’emergenza.

La mia Italia, è uguale per ogni straniero, è un frutto sano, una stagione

che esplode di fiori; fratello sii gioioso, sorridi che insieme saremo fieri

di calpestare questo territorio, ammirare la sua arte ed il paesaggio.

 

11

La  speranza del sogno

La  passione per lo studio mi ha impegnato

senza tralasciare la partecipazione

alle battaglie per una scuola aperta,

per  una società più libera ed equa

Ho pensato che la democrazia sia rispetto

per ogni persona e  se non si ha altro

aiutarla con l’esempio e la parola

Ho amato ed ho ricevuto simpatia

ma anche delusione e scoramento

Ho giuocato ed ho preso calci negli stinchi,

ma il divertimento superava la faziosità

Ogni giorno mi sono inventato il lavoro

faticando e soffrendo, ricevendo frecce

dagli amici e pugni in faccia dall’arroganza

Mi sono sposato ed ho perduto l’uno

e l’altro avanzando nell’età coi morti

ma ho trovato il coraggio di rialzarmi

dalla sopraffazione e rimettermi

i calzoni e ritornare a camminare

Ho perso l’unico figlio che s’apprestava

ad entrare nella società e mi è rimasta

la speranza che mi venga in sogno

per ritornare  al mare, chiacchierare

e passeggiare, ridere e scherzare 

 

12

I bambini del molo

Il cielo raccoglieva le ultime luci del sole

quando la caletta accolse la mia barca alla deriva

La forza delle braccia s’era perduta nel legno del remo

ed  a mezza secca, stremato, mi addormentai

con le spalle dolenti, appoggiate alla murata

Quando mi svegliai scoprii un orizzonte lattiginoso

che si trascinava a fatica e scavalcai lo scoglio

Il mare calmo, piatto rispecchiava il cielo

e nel silenzio m’affacciai su un molo dismesso

Una colonia di bambini camminava trascinandosi,  

buttando i  piedi,  sottintendendo un’attesa protratta

Andavano lungo il molo  e ritornavano sfiorandosi

con le spalle, toccandosi con le mani  con cautela

per verificare se non si fossero addormentati nella morte

Qualcuno seduto sull’alluce di ferro che ormeggiava le navi,

dondola indolente le gambe nell’immobilità china della testa

ed un altro,  rosicchia senza resa, una radice nera

Le onde del mare hanno perso il moto ed allungate

si tengono appiccicate allo scoglio che pare  affondi

La sera non ha conservato neanche un volo di gabbiano

e la notte s’accartoccia sui bambini che senza scarpe,

con panni sdruciti, tentano d’arrampicarsi sul cumulo

di travi impeciate che transenna la grotta zeppa di fori,

ridotta a strati inconsistenti e pare che  imploda

Ho chiesto aiuto e mi sono sottoposto ad indagini

di Assistenti e Giudici ma dai sofferti interrogatori

non è uscita alcuna autorizzazione a negoziare

il resto degli anni dei bambini del molo

  

 13

La festa del santo patrono

 Il santo al seguito della banda

attraversa le strade e le piazze del centro

senza visitare la periferia sporca e buia

Devoti, esercenti e commercianti

Hanno agghindato spazi e balconi

con filari di luci e lanciano fogli

e palloncini con l’effige benedicente

sulla procellaria osannante che segue la vara

La cittadinanza afferrata alla circostanza

trascina a fatica la croce sulle spalle

flagellando con la ruota la verità

La cerimonia sul mare conclude

la festa del santo patrono.

La nave con archi d’acqua conquista

il porto e sbarca banda ed autorità

La libertà inchiodata all’infiorata

respira timorosa la religiosità

col vento che alimenta la morte trasportando,

fumo e scorie avvelenate sugli abitanti

I vigili a cavallo,  controllano gli appiedati

che perseguono un ragazzo col motorino,

lasciano scorrere gli altri col casco in braccio

e proseguono a vessare le fortunose bancarelle

 che gli extracomunitari hanno approntato

sul lungomare e ritirano la borsa omaggio.

 

14

Il mio paradiso

Oppresso dall’apparire, d’ascoltare

la sofferenza che s’abbandona

alla volontà di  Santi e Madonne

sono evaso dalla violenza della città

Avevo la necessità, il bisogno di respirare

aria pulita, ascoltare la musica degli alberi

Ho nascosto l’auto sotto l’arco di rovi e spazzato

il cortile della casa colonica da rami e cartacce

che il vento ha raccolto dai villeggianti occasionali

Sentivo l’urgenza di riattaccare i lembi

della ragione per non andare in escandescenza

L’assalto quotidiano di truffatori e malavitosi

mi aveva spogliato a strato della forza

La paura stava sopraffacendo il coraggio

che mi sentivo sotto scacco, ostaggio

La mia voce gridava le parole

e non riuscivo ad ascoltarla

Cumuli di cenere e tizzoni mi segnalarono,

la sosta di pastori in viaggio

Un’ombra animò la parete della casa

Scacciai con la mano la sensazione

e salii le scale che conducono in terrazza

con l’ansia che mi batteva nel petto

La vallata era un mantello in fluorescenza

con pennellate di giallo, rosa, viola, verde  

Il sole riscaldava sollevando l’aria, alleggerendomi

con dolcezza, la mente dal peso accumulato in città

e con un salto acrobatico, sorridendo volai in paradiso

 

 

15

Un’idea bizzarra

Ho smesso di studiare ed ho chiuso

i libri di testo nel cassetto del pane fresco

Un’idea bizzarra mi ha trascinato

alle cinque del mattino in  piazza

dove alcuni Signori distribuiscono lavoro

Ho accettato una paga irrisoria

ma volevo cominciare a sbrigarmela da solo

Lo studio mi soddisfaceva ma l’età

mi ha spinto a lasciare la casa genitoriale

La muffa stava chiudendomi la strada

e la mia ragazza era stufa d’andare

e ritornare dalla villa comunale con  la paura

d’incocciare una siringa infetta

Sono sotto una montagna di sabbia

e gli occhi mi scoppiano

Respiro a fatica e mi odio per l’incapacità

di non aver trovato un lavoro protetto,

uno di quelli che se anche sorridi sempre,

alla fine del giorno sei certo che torni a casa

Ho avuto un’idea bizzarra e non riesco

a respirare e spero che qualcuno venga

a tirarmi fuori in tempo e salvarmi

che la sacca d’aria è in esaurimento

 

16

L’IRRAGIONEVOLEZZA DELL’ESSERE

Quando l’amore abbraccia l’essere,

l’aria scoppia di bollicine e la bontà

salta sugli alberi e scavalca muri alti

Quando l’amore si nasconde o fugge,

la ragione vacilla e la catastrofe incombe

L’amore è il sole che matura l’essere,

un esame che ogni giorno devi superare

Quando l’amore ha preso il volo, è andato,

la montagna sprofonda nel mare,

schiaccia la luce del sole

e l’essere abbandonato,  assume l’aspetto

di un lupo mannaro, cova pensieri neri,

maledetti, spia e prepara vendette

Il dolore lo rinchiude in una gabbia

ed impedisce che l’alba entri a scaldarlo

A volte riconosce il rispetto dell’altro,

altre supera il confine e cade nel vuoto

allontanandosi  in braccio alla morte

 

17

La fuga di Giuseppe

Ho lasciato la guerra alle mie spalle

arrancando sulla sabbia del deserto

sotto la luce fredda delle stelle,

sotto i raggi del sole rovente

Ho messo piede su un barcone

con la disperazione sui denti

ed il vestito ch’ero riuscito a salvare

per vent’anni, ridotto a brandelli

Andavo alla ricerca della terra promessa

stringendo nelle mani la speranza

di riscattare la dignità,  sull’altra sponda

Ho preso domicilio in un carapace

di tartaruga che la vecchiaia

aveva svuotato dell’inquilina

Credevo d’aver vinto un po’ di pace

ma c’è uno squalo che ogni giorno

mi prende a martellate per digerire

la scorpacciata quotidiana delle membra

dei miei compagni di cordata,  colati a picco

nell’acqua del mare terrorizzata

 

18

La luce danzante

La ragazza entrò nell’aria chiara che s’aggirava

nei pilastri, sul selciato di lava ed indossando  

 un leggero vestito di luce mi venne al cospetto

La fossetta sul mento mi sprizzava sana simpatia

e dedussi che permettendo avrei potuto tuffarmi

Mi prese la mano invitandomi a danzare e la seguii

con la curiosità del ricercatore  verso la scoperta

Gli scalpellini avevano disegnato con sapienza

facce di Santi, uccelli ed uomini che tentavano

il volo e che i secoli non erano riusciti a scalfire

La montagna aveva eruttato le viscere fino al mare

La quiete nascondeva un lavorio sotterraneo bestiale

La danza della ragazza era allegra e sinuosa

ed aiutò  la mia  mente a sfrattare senza timore

un pugno di pensieri che mi appesantivano da anni

Il tempo ha un orologio per ogni solitudine e batte

alle finestre anche quando il cielo non appare

La luce è una frequenza, avanza e quando entra

in assonanza  si libra nella danza

 

19

Questo mese di luglio

 Ha lasciato l’oltretomba e trafelata

ha condotto il nipotino dal suo papà,

cancellandogli  la tragedia della strada

che gli ha reciso l’età che cominciava

a farsi adulta riportandolo bambino.

Gli ha comprato un seggiolino di plastica

e l’ha messo a dormire  accosto alla porta

di casa, sul marciapiede all’ombra del muro

che aveva spinto il sole a mezza strada

Questo mese di luglio ha perso l’equilibrio

Pioggia e vento s’accaniscono sul gelsomino,

sul peperoncino e sui gerani che ornano il balcone

L’acqua azzurra del mare era bella da bere

Il telo da bagno lanciato contro i cani randagi

apparsi all’improvviso dall’erba alta del prato

a scacciare la paura è un vano tentativo di difesa

Il tempo scorre  in fretta ma non porta conforto

La rassegnazione è una parola senza significato

Il dolore è arrogante ed appare senza esser chiamato

Un vagito accende la memoria nascosta sull’altare

La corsa di nonna Santa per ridarmi il coraggio

di accettare un’altra vacanza al villaggio

non  distrae la realtà e riprendo il libro in mano

e cerco di leggere quietando l’affanno

 

20

La schiuma bianca

Il negozio del corso ha sistemato negli scaffali

i capi confezionati nei laboratori artigianali

aperti nel  lembo estremo del paese dove il lavoro

è un miraggio e quando appare sfugge alla legalità

I jeans marchiati col nome del Milla han preso valore

Il simbolo rampante, aggredisce il mercato piegandolo,

consumando la beltà della  pubblicità senza affanno

L’intelligenza, la laurea mortificata ha spinto le ragazze

ad accettare l’occupazione altrimenti senza opportunità

e continuare a prostituirsi nello struscio domenicale

nella piazza piccola per accasarsi con  i cani e rendersi

autonome quel tanto quanto basta dal “ curtigghio “

L’arroganza scortica il cervello inseguendo gli anni

sacrificando nel silenzio, con dignità i propri sogni

Minacciato dai vigili e dai passanti, raccolgo la scatola

di cartone e guardo con l’indifferenza di un furbastro

Quest’età ha perso ogni risorsa e con cautela esco

dal vicolo del grattacielo con la mia proprietà  in mano

e mi accuccio con le spalle al condizionatore cercando

di distrarre l’umiliazione ed i crampi allo stomaco

raccattando la cicca buttata dalla guardia giurata

Ma una mattina, che la marcia delle luci dell’alba

aveva preso possesso dello spazio ed arroventato l’asfalto,

una schiuma bianca è montata lenta sul marciapiede

ammorbandomi coi fumi, mandandomi in sofferenza

La gola e le nari mi mordono furiosamente e non riesco

a respirare e fuggo che un leprotto non ha paragone

abbandonando la mia casa e la passeggiata variopinta

La strada ha riconquistato l’antico assetto di moda

ed osanna il Milla che scherza coi frutti del paradiso

nascondendo l’anima nera nelle  lavoratrici dei jeans

21

Il vento di primavera

 La notte mi trasportava per gallerie e teatri

scritturandomi a recitare tragedie in maschera,

privandomi di buona parte del riposo necessario

Ossessionato dagli inviti di un collega amico

ho accettato per distrarmi una gita in corriera

con un’associazione cristiana che dirigeva

Ho cercato di seguire l’itinerario ed interessarmi

ai reperti, al paesaggio, alle chiacchiere  leggere

della compagnia, con un assetto consono all’età

La giornata trascorsa, su pietre e con foto ricordo,

a sera mi aveva stancato ed aspettando la cena,

mi sono rinchiuso nel giardino con ulivi secolari

Seduto sull’altalena ho acceso una sigaretta

Stavo fumando raccogliendo le ore e giuocarci

con la solitudine che mi entrava ogni sera in casa  

L’aria ad un tratto mise in circolo, un venticello

giocherellone che spinse l’altalena con dolcezza

cullandomi ed allargando l’arco d’oscillazione

Incuriosito ed allarmato girai il capo e mi trovai

 con  la faccia colorata della primavera e mi esaltai

Mi chino a baciare le sue labbra e l’orizzonte

si apre di gioia lasciando salire dalle onde del mare

le rotondità del sole dipinto con i colori dell’amore

Mi affaccio alla finestra abbracciando con gioia

la mia compagna, figlia del vento di primavera

e vedo nel cielo, la notte che mi aveva avvilito

correre con alle calcagna una miriade di fiori

e calciar le zolle d’erba verde con libertà insolente

 

22

Il coraggio d’amare

Andavo a spasso lungo il corso con l’intento

di smaltire il tedio di un pacchetto di ferie imposte

e non consentite per servizio,  quando programmate

Mi ero stressato a sbrigare un impegno burocratico

che l’amministrazione pubblica si premura a scodellare

con il buon proposito di mantenere allerta la gente

e non abbandonarla, quel tanto all’agognata tranquillità

La sigaretta in mano a fumare mi fermavo a guardare

le vetrine addobbate con le novità stagionali, scansato

con arrogante indifferenza da braccia, piedi e corpi

che con facce imbellettate si specchiavano impedendomi

di vedere, spingendomi a riprendere la stanca passeggiata

Una voce alle spalle, improvvisa mi ha colpito gli orecchi

Il suo tono speciale, mi ha incuriosito e mi sono girato

saltando fuori dal pugno di fumo nel quale annoiato

chiudevo la bocca e distraevo la vista negli occhiali

Ho sorriso alla dolcezza del suo viso, alla bellezza

del suo sguardo profondo, agli occhi verde marino

Mi ha scalzato la noia e mi ha svegliato la giornata

e l’ho seguita affiancandomi alla scia dell’amica,

avanzando e scherzando, tentando di coinvolgerla

Il suo silenzio mi spingeva a raccogliere spiritosaggini

e quando mi ha avvolto nel suo sorriso, stupito ho perso

le parole ma è bastato sentirla parlare per recuperare

dal fondo nel quale s’aera rintanato, il coraggio d’amare

 

23

L’allarme

Sotto il ponte della ferrovia arrancava

una coppia di persone anziane con la donna

che quasi trascinava l’uomo con la mano destra

Avrei voluto fermarmi ma la  fretta me lo impediva

e con grande dispiacere, tentennando la oltrepassai

Ritornavo a casa per il pranzo ed andare in servizio

Aprii con la chiave ma trasalii al suono dell’allarme

e m’arrestai sulla soglia in una statua di marmo

Sul fondo del corridoi, mia moglie in vestaglia,

confusa nella luce che entrava dalla finestra scacciava

con le mani chiuse a pugno miriadi di mosche inesistenti

Chiusi la porta e le andai incontro sorridendo

“ Scusami. Hai attaccato l’allarme? “ le chiesi

Ma continuò con le acrobazie che la inducevano

a saltare nell’aria a combattere una lotta forsennata

Corsi ad arrestare la suoneria e passai in cucina,

in sala da pranzo ma la tavola non aspettava invitati

ed andai a prepararmi un panino con formaggio

uscendo e dirigendomi a prendere servizio in Ospedale

Incrociai l’uomo e la donna a metà  della ripida salita

Timbrai il cartellino, indossai il camice ed al volo dissi

ad un collega  di turno, alla macchinetta del caffè;

“ Mi distacco un minuto. Ho due vecchietti al ponte “

e mi allontanai inseguito dal suo sorriso canzonatorio

L’allarme, l’odore del cibo andato a male, mia moglie

mi azzannarono la mente e saltai in auto disperato

Avvertii la coppia che sarei tornato a prenderli

Entrai in casa con l’ansia che mi martellava il petto

e mi sollevai vedendo mia moglie seduta sul divano

con la corona in mano a pregare e tornai indietro

a recuperare l’anziana coppia e con soddisfazione

li accompagnai a casa sperando nella mia compagna

 

24

L’uomo con la barchetta di carta

L’ho inseguito fin oltre l’adolescenza, eroicamente,

subendo soffocamenti e schiaffi da capovolgermi

 l’aria intorno, togliendomi l’ossigeno dalla bocca

La corsa ai giuochi con i compagni, lo sopravanzava 

e non intendeva avermi tra i piedi, forse ritenendomi,

per la mi costituzione gracile, inadatti a svolgerli

ma se ravvisava,  una minaccia alla mia incolumità.

non si lasciava intimidire dal numero degli avversari

e da qualche adulto insano lanciandosi a mia difesa

Ha vestito con onore la divisa della polizia

ed ha avuto il coraggio di lasciare il lavoro,

con le armi dello stato ed accettare di ritornare

a studiare,  imparando una professione al servizio

degli ammalati, per assumersi la responsabilità

della  famiglia a causa dell’inaspettata prole

Ha avuto la caparbietà  e la capacità d’acquisire

l’esperienza di uno stimato dirigente sindacale

Sulla soglia della pensione ha perso la lucidità,

ha spezzato la serenità della famiglia ed ha ceduto

 moglie e figlie al ludibrio di un essere malsano

che scivola per strada con bestiale naturalezza,

 minacciando ed  ingiuriando mia sorella, la vicina

e rubando,  correndo a comprare la roba più strana

 Una donna che ha i vermi per neuroni che gli fagocitano,

la dignità, tanto da indurla a profanare le tombe dei morti

Ho appreso che ha smesso di giuocare a carte al bar

con i coetanei e gli assimilati e che passa il tempo seduto

sul piano del sagrato della chiesa del villaggio,  con in mano

una barchetta di carta, incapace in attesa che il ragazzo

che gli è stato propinato per figlio non venga a ritirarlo

ed accompagnarlo trascinandolo, sulla soglia di casa

Quest’uomo, è mio fratello, se vi capitasse di vederlo, ricordatevi

ch’era un bravo figliuolo seppur discolo, 

salutatelo ma non ditegli niente, non comprenderebbe

 

 25

Il mese di maggio

Ho raccolto quattro giorni di ferie con l’intento

di fare una passeggiata e sdraiarmi sulla spiaggia

 del mio villaggio ritornando ragazzo ad osservare

il rincorrersi delle onde del mare, le nuvole nel cielo

La stanchezza, mi stava togliendo i capelli a mazzi

e sono partito senza lasciare alcun recapito

Il mese di maggio riempiva i prati di colori

La natura rigogliosa mi disponeva all’allegria

e scendendo verso il mare mi fermai a giuocare

con margherite bianche e gialle, con papaveri

e volli rincorrere alcune farfalle con le ali punte

da strani disegni che richiamavano antiche scritte

L’aria frizzantina, profumata m’invitava a sostare

Avrei accettato di distendermi nel suo grembo

ma avevo bisogno di recuperare i sogni lasciati

nel silenzio del letargo uscito dall’adolescenza

Sulla strada ritrovavo le compagne di scuola ma

non riuscivo ad andare oltre l’episodiche lezioni

Creandomi aspettative, gli occhi s’aprirono in questo

giorno del mese con uno sciopero per mano e lei

che aspettava il governo della mia mano

La maturità mi accompagnò nella società grintosa

e distratto dalla maleducazione imperante persi

la bellezza dei suoi occhi e la forza del mare

La dolcezza della sua voce scoppiò dal registro

di cassa del bar dove mi ero fermato a prendere

un caffè, e le andai accanto con la tazzina in mano

Mi riconobbe e ci salutammo con la lontananza

di un giorno con il mese adulto anche se affettuoso

 

26

Il tuo arrivo

Ho arato la terra ed ogni stagione vi cresceva

una distesa di erbaccia che mi costringeva

a sradicarla alla svelta e perfino a bruciarla

Mi premeva coltivare  la speranza e salvarmi

Aspettavo trepidante dall’alba al tramonto

e di notte in sogno, sentivo il suono dei tuoi passi

Sei arrivata ed ho ripreso a respirare sereno

Bacio le tue labbra ed assaporo frutta fresca

Ho ritrovato il profumo della natura in fiore,

 l’equilibrio nel passo e colmo la distanza

che mi separa dal posto di lavoro a  casa

con la tranquillità di una corsa notturna

La tua voce è piena di belle note e mi rende

l’ascolto piacevole e ti seguo con interesse

Amo il tuo sorriso luminoso e l’allegria

espressa dal tuo viso arrossato e sento

che il giorno annoiato, disinteressato,

la notte insonne, senza riposo,  hanno perso

Il tuo arrivo è il dono più bello del creato

e la bruttezza del passato si è estinta

 

27

UN FIORE SCHIACCIATO

Un salto nel grigiore del mattino, un lampo e nella striscia di terra

che separa la strada dalle case, coi cassonetti allineati, schierati,

trasbordanti di ogni specie di rifiuti e dati alle fiamme dai residenti,

chiudendo balconi e finestre, per potersi preservare dalle malattie,

orgoglioso, mi è sbocciato dentro l’anima, un bel fiore mediterraneo.

Ho creduto che fosse  sfuggito al giardino del creato, bello quanto

l’alba che nasce sul mare, tanto che rimasi senza fiato, un cerchio

di luce bianca, intensa mi avvolse la vista, ho chiamato la coscienza

e le sono corso incontro con le mani aperte, pregandola di amarmi,

acconsentì di vederci, passeggiare, frequentarci in amicizia, andare

al cinema, mangiare una pizza, visitare musei e discutere di arte.

I giorni maturavano anche col tempo uggioso, le stagioni spogliate

si rivestivano e ci riempivano di profumi naturali, abbiamo raccolto

ricci, buccuna, altri frutti di mare,  il fondale molto basso ne produce

in quantità, abbiamo anche giuocato, nuotato e fatto l’amore, vestiti

della sabbia bianca, farinosa della spiaggia, corso sotto il tramonto.

Il ritorno a casa era scherzoso, stuzzicante, la gente passandoci vicino,

ci guardava incuriosita, la malizia gli spuntava, non vista, dagli occhi e

sorrideva, qualcuno la  metteva in guardia, azzardava un pericolo,

spingendoci a mimare liti improvvise, furibonde.

Il lunedì mattina, eravamo usciti di casa per ricominciare, riprendere il

turno di lavoro, interrotto il sabato, lei ha insistito, io ho lasciato che

andasse a buttare i sacchetti di plastica, pieni della spazzatura differenziata,

sulla discarica a cielo aperto, avevo saputo da amici, conoscenti operatori

ecologici, che il deposito è unico, la raccolta, vanificata, l’impegno profuso dai

cittadini, trasformato in una burla, per celia, ci scherzavo sopra, confidando

nei pii politici fannulloni, negli speculatori

che sanno entrare in ogni piega del tessuto civile.

Una tempesta metallica, improvvisa, è scoppiata sulla strada, l’aria  è stata

stravolta, il suo corpo sbriciolato in una miriade di schegge.

La ragazza che il cielo nella sua grande bontà, mi aveva estratto dal profondo,

ove il giorno e la notte sono uguali, è stata sollevata in trofeo della corsa, la mia

speranza, la felicità, resa senza la vista.

 

28

Il mese di marzo

I giorni si scioglievano nella pioggia

che lenta scendeva e senza fare rumore

si posava sul marciapiede, sull’asfalto

e si  allargava nelle strade che circondano

i palazzi, accelerando la sua corsa al mare

Ogni striscia di terra è stata soffocata e l’orto

è scomparso con le campagne,   travolgendo

 i contadini privandoli di  albe e tramonti,

della cultura che leggeva i segni della natura

La corsa in Ospedale sembrava disperata,

travolta col motorino, dalla furia dell’acqua

Le radiografie non avevano scoperto fratture

e con gioia inusitata accolsi la sua mano

accettando meravigliato un bacio con carezza

Il mese di marzo s’accompagnò al suo viso

e quando mi ritrovai a specchiarmi gioioso

nei suoi  occhi chiari, marzo era agli sgoccioli

e non volli lasciare che varcasse la soglia

Le ho costruito una vasca con acqua frizzante

che scaturisce in diretta dalla roccia e nuoto

senza lasciare che un’ora si perda nel giorno

o che la notte non l’avvolga in fili di seta

e la luna anche se nascosta non l’affascini

con le fantasie e le sue maree

 

29

La luna saracena

L’Onorevole è accolto con il saluto romano

Ha promesso lo stanziamento per il restauro

della cinquecentesca cattedrale puntellata

La processione s’avvia col parroco gioioso

La campagna elettorale è terminata e la festeggiata

è sorretta dai ponteggi con musici e poeti raccolti

con abnegazione dall’associazione culturale locale

Osservo in tralice la sovrabbondanza del padre

ed aspetto con desiderio che la voce superba

della giovane cantante, intoni l’Ave Maria

Il saccente presentatore, però continua ad adulare

l’esponente politico comunale ed irritato, mi alzo

 ed esco sul sagrato a fumare una sigaretta

Respiro l’aria serena della sera ed ad un tratto,

 mi ritrovo a dire senza parlare, che anche la religione

si è trasformata in affare, dimentico degli scandali

Squarciando una nuvola scura,  appare nel cielo

la faccia rosea, piena,  della luna saracena

L’osservo meravigliato e l’emozione mi sale

sulla pelle e mi tende fino a farmi rabbrividire

La città corre e non si accorge d’essere preda

delle spire fosforescenti dell’ingordo serpente

che ha mangiato la costa cittadina e partorito la morte

Alzo il bavero del giaccone nel tentativo di ripararmi

dal vento di ponente che all’improvviso ha imboccato

rabbioso la discesa strattonandomi,  tentando

d’impedirmi di godere della vista della bellezza naturale

Caparbio inchiodo la mano sinistra all’oleandro spoglio

e mi appoggio nell’ombra del lampione e sogno

una corsa sulla spiaggia, un  tuffo nell’acqua azzurra

 

30

La coscienza

Un uomo in bicicletta s’affanna a cercare

la coscienza e domanda ai tanti passanti

che diffidenti non rispondono ed accelerano

Qualcuno per burlarlo gli risponde : “ se non sbaglio,

l’ho vista camminare sulle mani verso mare. “

“ Sarà la coscienza quest’ombra capovolta

ridotta ad un mazzo di fiori lasciato sul luogo

a testimoniare la morte dell’ordine “ si disse

mettendo il piede destro a terra ad osservare

la sagoma disegnata col gesso senza sguardo

“ Io credo che sia andata a nascondersi nei meandri

del teatro antico e non riesce a comprendere se sia

meglio calzare una maschera e recitare  o gridare “

L’orizzonte sulla stazione ferroviaria ha deragliato

precipitando sui palazzoni dormitorio di periferia

capovolgendo il percorso e snaturando il volo

dei gabbiani che confusi con le gazze sciamano

azzannando il naso e gli occhi della luna

La pupilla della terra si gira a cercare la mano

Il padrone impunibile scoppia nel contrario

ed il cervello rovina nell’imprevedibilità

La bomba accompagna il rispetto e la coscienza

deve andare a vedere dove abita il mandante

Questa città non piange perché nella borsa

non ha una lacrima da versare

 

 31 

L’occasione

Il picciotto ingaggiato ha prodotto il risultato

Il soldato è ritornato a casa ed ha mangiato

Lo sbirro è un nemico e deve stare alla larga

Ferma, controlla, arresta ci disturba il lavoro

La morte è un evento scritto nella natura

Bravo picciotto,  hai svolto il tuo compito

Hai la mia benedizione,  stai a disposizione

La prova sul campo mi ha convinto

La partita di calcio, un’ottima occasione

La bomba carta è stata una gran lezione

Hai la mia protezione, nessuno ti chiamerà

Qualcuno soffrirà ma riuscirà a salvarsi

Bravo picciotto hai svolto un ottimo lavoro

Sei autorizzato a sederti alla mia tavola

Hanno perso il controllo e feriti nell’orgoglio

azzannano il poveraccio  ma sanno che sbagliano

Hanno compreso che non abbiamo paura

e possiamo fare una strage e tentano

d’intimorirci, alzando un po’ di polvere

Siamo i padroni del territorio

 

 32 

La disponibilità

Le ore srotolarono lasciando che il giorno

finisse preda della sera, riportandomi

ad osservare il mazzo d’ortica nel vaso

che pur senz’acqua, non intendeva seccarsi

La pentola sul fornello della cucina, attendeva

d’essere usata o che venisse messa da parte

La televisione gridava, rideva, parlava

di stragi della strada ed in famiglia

Il desiderio di un silenzio pacificatore

m’indusse a spegnere con rabbia il televisore

e togliere dal fuoco e ripostare la pentola

 dicendomi che più tardi, se mi fosse venuta

fame, avrei mangiato un panino e mortadella

Accesi una sigaretta e nella fiamma dell’accendino

m’apparve, il volto sorridente della Madonna

La ragione, incredula spense la fiammella

e con la mano destra mi detersi gli occhi

Cercai  di ritirarmi nella rivista trimestrale

d’arte e cultura che non avevo ancora aperto

La coda dell’occhio però era inquieta, spinta

dalla curiosità s’alzava, s’abbassava e ritornava

con l’immagine materna che attendeva paziente

la mia disponibilità a parlare

 

33 

L’allontanamento  volontario

La domenica passata sono sceso sulla spiaggia

e con i vestiti da passeggio mi sono steso sotto

l’ombrellone che avevo lasciato la sera, armato

La sabbia era calda ma l’ombra mi conciliava

alla serenità e con la faccia rivolta al cielo

ho chiuso gli occhi cercando di scansare

il volume delle voci e dei rumori molesti,

entrando lentamente in una strana dimensione

L’apertura di un sentiero nella valle cementificata

mi ha preso per mano e mi ha  condotto attraverso

schiere di rovi, alberi d’ulivo bruciati, tronchi

di quercia ridotti a cubi e sparsi a tre e quattro

Una mano aprì il passaggio ed entrai nello spiazzo

che separava la zona  lavoro ed ho visto assisi

un nugolo di ombre giuocare una partita a carte

Il silenzio copriva ogni loro mossa e mi avvicinai

a guardare con l’ingenuità di un bambino educato

La luce cavalcava l’aria e non arretrava o deviava

dalla loro presenza ma li irrorava di delicatezza

Una voce dolcemente m’invitò ad accomodarmi

e senza alcun tentennamento accettai e mi sedetti,

spogliandomi dei mali e dei danni  calcolati

 non assorbiti e sempre pronti a schiacciarti,

a vessarti, minacciarti e mangiarti il riposo

 

 34 

La pausa caffè

Avventori occasionali, colleghi, si era al bar

ed in attesa che il barman servisse il caffè

si discuteva dello stipendio che s’accorciava

Una pausa  per alleggerire il super lavoro

al quale eravamo obbligati per mancanza

di personale, di assunzioni e la saltuaria

presenza, con arroganza degli scansafatiche

Uno stacco, insomma per superare quel tanto

di lucidità e non ritrovarci senza un ah! a terra

Ho intravisto nella calca una faccia sconosciuta

La ragazza, invero mi attrasse  a tal punto

che non aspettai d’essere servito e la cercai

Ho sentito all’improvviso, la memoria correre

ed il petto restringersi e tremare con affanno

Il  vuoto che mi trascinavo faticosamente

all’istante si è riempito, facendomi sentire leggero

Il sentimento riposto e creduto macerato,

s i è presentato con tal vigore che non riuscivo

a contenere lo stupore,  guardandola, riscoprendo

il bel sogno, la mia compagna delle scuola media

L’antica saggezza mi venne incontro e mi resi conto

d’aver perso mille anni, correndo sulle onde

del vento di scirocco e la granita era servita

 

35 

Il nemico

Le montagne son compagne

di passeggiate e scorribande

ai laghetti e nei rifugi dei pastori

Il mare è un cavallo che galoppa

con il vento tiepido di primavera

Ogni raggio di sole scende dal cielo

a giuocare con le chiome degli alberi,

a far ballare le barche all’ancora

con la cima legata alle falanghe sulla spiaggia

La luna con le mani sui fianchi, muove

 con malizia le spalle e si diverte

a  raccontar le favole più assurde

La scuola ha spedito gli studenti belli al mare,

quelli bravi a lavorare nel locali sul lungomare

Il mercato ha piegato l’amore sulle ginocchia,

gli ha riempito la bocca di polvere inducendolo

a sputare la magìa sulle mani gonfie

Il nemico si è svestito

La moglie che ritorna tardi dal lavoro

è un indizio che inficia la fiducia

La pentola sul fuoco è diventata un peso

e per ripicca latita nell’armadietto della cucina

Le stoviglie da lavare, il letto da fare,

la biancheria da mettere ad asciugare

è la vendetta inflitta

dalla regina del focolare al suddito consorte

La televisione è una minaccia e scoppia

la guerra sul tasto del telecomando

che è privo delle batterie

L’alba s’affaccia alla finestra ed inorridita

si ritrae scorgendo sul pavimento ai piedi

del letto l’amore in una pozza d’odio

 

36

La sagra della castagna

Rimasto a trafficar per anni

con volpastri, uomini in fasce

ed associati per delinquere,

si è liberato dei vestiti slarghi

che il suo fisico smagrito

era costretto ad indossare

in mancanza di cambi

Licenziato aveva errato alla ricerca

di un lavoro senza riuscirlo a trovare

Si è infilato nel sacco di carta

svuotato della farina con la quale

il cugino fraterno impastava

i panetti per la pizza, pitoni

ed altri prodotti mangia e fuggi

e con perizia è rotolato nel forno del girarrosto

La sagra della castagna aveva richiamato in piazza,

 per le strade cittadine , residenti e turisti

e Dino aveva colto l’occasione

per smettere di fare il burlone con ragazzini e coetanei

Il contadino – imprenditore, con l’abilità

del pubblicitario consumato, si è associato alla politica

Ogni anno, la castagna d’oro richiama

personaggi famosi del cinema e delle arti

La gente parla con orgoglio di grembiulini

indossati da bambini di cinquant’anni e sfila per il viale

con Alani ed altri tipi di cani bardati alla moda

Dino messo al bando da moglie, figli e parenti

si è lasciato cuocere a fuoco lento,

oleato dal grasso dei polli con le mani nei capelli

La bara coperta di mazzi di fiori e ghirlande,

è accompagnata al cimitero sotto lo sguardo lucido

delle montagnole di castagne disposte sulle bancarelle

e dai caldarrosti fumanti, in attesa sul marciapiede

L’officiante saluta Dino e dice ch’era un bravo ragazzo

ma la verità richiede responsabilità

e la coscienza si nasconde

 

37

La morte

Mi prende sottobraccio con la leggerezza,

la forza dello spirito filiale

ed andiamo a passeggio al parco comunale

Ogni pomeriggio della domenica correva

 in bicicletta fino a che il buio

obbligava il posteggiatore a chiudere

ma senza mancare un giro sul trenino

Mi ha lasciato da oltre dieci anni

ma ogni volta mi par che non sia andato

Avrei voluto vederlo tornare da scuola

con la ragazzina per mano

Corre alla montagnola della gabbia vuota

dell’elefante e ritorna sorridendo

Ama la corsa e non tralascia

di praticare gli esercizi ginnici

Gli occhiali li sente una condanna

Vorrei convincerlo che ogni persona

ha un fardello da sopportare

Avvilito e scoraggiato scalcia gli aghi

secchi che i pini han lasciato cadere

e salta sul muro di cinta provando

con voce greve “ Nessun dorma “

Ho paura che scivoli nel vuoto e lo chiamo

Il dolore m’attanaglia le tempie

Accatasto gli anni scontrandomi

con la gioia degli altri genitori

e raccolgo la morte sull’orizzonte ed aspetto.

 

38

La bellezza del mare

Un vento birichino inchioda il mattino

al muro della rivendita di sale e tabacchi

L’orto di Bitto è  incolto ed il pozzo coperto

dalle falanghe e dall’ancora, protegge la barca

 con l’albero di fico, dal vento di libeccio

Il riverbero del sole non porta i canti dei tonnaroti

per  ingraziarsi la Madonna della rocca

Viaggia piano, a forza d’inerzia, sulle onde “ varze “

che dall’orizzonte raggiungono  la riva

La noia mi prende per mano e con noncuranza

 m’accompagna sulla spiaggia di ponente

Il mare è un amico e la sua magìa m’attrae

Scendo nell’acqua con rispetto e perizia

Nuoto nel suo grembo con la gioia di un bambino

e deliziato m’immergo ad occhi aperti

La sua bellezza m’intimidisce

 Scopro seduta sulla soglia bianca

l’oscurità che cattura la luce

Ho paura ed esco trattenendo il fiato, colpito

da brividi di freddo sulla schiena

e salgo lentamente ed intristito al borgo

La casa degli spiriti ha sfrattato i passeri

dai buchi nel muro ove nidificavano

Le carte da giuoco sollevate dal vento di scirocco

 danzano sulle foglie del fico catalogno

riportandomi ragazzino nella mia strada

a giuocare con la Calabrisella venuta con la famiglia

per la stagione della pesca del tonno

39

La stazione

La croce bianca stampata sul telo granata

Della porta della cappella, par che voglia

esorcizzare il buio che  avvolge la stazione

Il giornalaio ha abbassato la serranda

e blindato le vetrine lasciando scoperta

qualche rivista di nautica e pesca del pescespada

Una donna malvestita, strascicando i piedi

esce dal buio puzzolente della sala d’attesa

e s’avvicina con nella mano una bottiglia di birra

Beve e farfuglia preghiere, canti sbavandosi

La luna, inseguita da una nuvola seminera,

transita su una petroliera che ha scaricato

il greggio alla raffineria e si lava la stiva

Ripongo il panino appena morso nella borsa

da viaggio e mi alzo dal sedile di granito

Evito le braccia usurate della sconosciuta

ed imbocco a precipizio il sottopassaggio

per raggiungere il binario del mio treno,

sperando nella presenza d’altri passeggeri

Scivolo per le scale ma resto all’impiedi

Un uomo impettito mi corre incontro estraendo

dal fianco destro il telefonino allarmandomi,

spiaccicandomi alla parete, accartocciandomi per terra

Parlando non mi ha guardato ed ha continuato

verso l’uscita salendo veloce le scale

Ho raccolto la borsa e vado al binario

scontrandomi alla svolta con una maniata

d’insetti bavosi che mi colpiscono

alla spalla sinistra togliendomi il fiato

Svelto, recupero ragione ed equilibrio e sciogliendomi

dal loro abbraccio urticante, gridando nel silenzio,

salgo sul treno che è appena arrivato al binario

convinto d’averla scampata per miracolo

 

40

Ragazzi sulla spiaggia

 Il chiarore dell’alba, andava facendo capolino

dall’acqua del mare, spingendo l’orizzonte

ad annunciare, l’apertura di un giorno sereno

Sulla spiaggia, al riparo dei massi frangiflutti, scartati

dall’acqua, distesi sulla sabbia, corpi di ragazzi sparpagliati,

circondati da lattine, siringhe, alghe secche, piatti,

bicchieri e posate di plastica, con residui alimentari

L’assimilai a naufraghi “ stracquati “ nottetempo,

sull’arenile da una tempesta ma compresi ben presto

ch’erano rifiuti della discoteca oltre la strada

Il mare non aveva saltato la linea di costa acquisita

Figli e figlie dell’età incerta e da genitori distratti,

caduti nel silenzio della noia e rimasti prigionieri

Giovani uomini e giovane donne che non han saputo

cogliere i valori che riempiono la famiglia, finendo preda

delle jene che popolano questa società in guerra

La rabbia mi soffoca e grido  “ mettetevi all’impiedi “

che la notte  è stata schiacciata e messa sottoterra

La  responsabilità non è un biglietto del gratta e vinci ed i figli,

oltre alla paghetta,  hanno bisogno d’amore

La famiglia si è sciolta correndo dietro all’apparire

lasciando libertà agli animali feroci, d’ingabbiare i figli,

escogitando espedienti per i impinguire il portafogli,

riducendo a burattini del vizio le generazioni

L’uomo che cammina con l’indifferenza per mano,

con sicurezza, a casa non porta, la dignità

 

 41

La governanza del sottobosco

Questa domenica aspettando l’ora di pranzo

la lettura mi fa  una buona compagnia

Un bussare leggero ma invadente

mi obbliga ad interrompere per aprire

Un amico sulla porta è in attesa

Lo invito ad entrare e dirmi il motivo

ma rimane a guardare per le scale

che scendono nel cortile

Lo lascio con mio fratello e mi ritiro

Uomini ben vestiti, dalle facce seriose,

sono state fatte accomodare in casa e sedere

sulle sedie disposte lungo le pareti del salone

“ Cosa fa questa gente in casa mia? “

chiedo a mio fratello che sta all’impiedi

“ Hai le mani sporche “ mi dice il più vicino

“ Un’oretta ed abbiamo concluso “

mi risponde mio fratello senza guardarmi

“ Noi ci conosciamo “ m’incalza un altro

accavallando le gambe con un sorrisetto

“ Non la conosco e non l’ho mai vista.

La memoria mi guarda le spalle “ replicai

ed infastidito, con fermezza intimai loro:

“ Uscite da casa mia ed alla svelta “

raggiungendo  la porta e spalancandola  aspettai

il loro passaggio senza accennare ad un saluto

“ Accettare il loro giogo non salva nulla “

dissi a mio fratello prendendolo per mano

 

42

L’antico borgo marinaro

A piedi, con la schiena sorretta a malapena

dalle mani intrecciate e col mento affossato

sul petto, i residui residenti avanti con gli anni,

si ritirano nelle mura di casa dopo aver trascorso

il pomeriggio in silenzio a guardar giuocare a carte

i quattro cassaintegrati, naturalizzati e l’indigeno

delocalizzato che terminato il servizio, viene

a ricaricare le batterie d’aria pulita che il borgo

gli riserva per il diritto di nascita

La sedia in strada ed i piedi appoggiati al marciapiede,

mio padre costruisce una nassa al brigadiere della finanza,

al sommozzatore dei carabinieri che intendono

cimentarsi nella pesca  delle aragoste

ed imbastisce una rete per la pesca sottocosta

a quei figli che usano la sua barca e bisticciano

nel dividersi i pesci pescati dimenticandolo

Manutenziona la conzalora al cugino che dall’emigrazione

si è ricordato della parentela donandogli una cioccolata

ed aspetta il genero coi bidoni di plastica sulla porta

per salire con l’auto sulla collina a raccogliere

l’acqua da bere da una delle tanti sorgenti a perdere

che l’acquedotto del borgo ha perduto il rigagnolo

e le fontane pubbliche di ogni crocevia per consentire

l’ottimizzazione dei servizi ed il turismo

Osservo con malcelata tolleranza la corsa del pastore

inseguito dal padrone col guinzaglio e la museruola in mano

Una faccia semiconosciuta che la memoria mi nasconde

e non mi aiuta a ricordare le geometrie del borgo antico,

snaturato dalle nuove e le vecchie case restaurate

A volte, l’antico borgo marinaro risorge e seppure detesto

il vento che mi porta il mal di testa, son contento

del Santulibranti che spazza con rabbia le strade,

l’orto scampato alla speculazione e la spiaggia

dai rifiuti dei vacanzieri

 

 43 

Alla destra del figlio

 Gli anni appesantiscono il corpo

e conducono la mente a vacillare

di questo padre che sta ancora piegato

alla destra del suo unico figlio

La mano destra gli accarezza con cautela

la faccia temendo la morte che deforma

Abbarbicato al catafalco quasi senza fiato

lotta spasmodicamente per riportare nel binario

questo giorno maledetto e riprendere il viaggio

Il braccio sinistro trema convulso nello sforzo

ma questo padre non può restare senza speranza

e cerca nella memoria il suo bambino, le favole

per cullare il sonno, le riunioni al sindacato con la borsa

per il necessario, le dispute sulla precedenza del  valore

del denaro che la madre gli aveva inculcato

Richiama Scurpiddu dal bosco  per salvare

l’infruttuosa raccolta della scampagnata

Ha il cestino strapieno di funghi porcini

 sottratti all’anziano compagno contadino

che ha distratto con un fiasco di vino

Rammenta l’indesiderata presenza, alla prima

comunione e l’ultima, inopportuna e frettolosa

partecipazione allargata, al desco familiare

Le spalle sul cancello chiuso, dell’Istituto liceale

ed aspettare il termine delle lezioni, andare a passo

svelto alla fermata della corriera e trascorrere

 le vacanze al mare, in casa dei genitori

I racconti sorridenti, dei compagni di scuola

che gli riempiono il vuoto apertosi negli anni,

nel tentativo di consolare questo padre

 

44

L’archeologa precaria

Un caschetto di capelli argentati

mi sbarrò il passo sulla biblioteca

La cartella aperta sul tavolo a prendere appunti

ed esaminare con frettoloso impegno,

la scrittura fitta, di un voluminoso trattato

La salutai e di scatto alzò la testa

mostrandomi la faccia piena, delicata,

al colore di una pesca fresca

Una straordinaria attrazione mi calamitò

verso la scrivania inducendomi a credere

d’averla conosciuta e persa di vista

Scorsi nelle sue pupille riflessi di albe,

prati in fiore e corse nei campi

a montar asinelli e stuzzicar le mucche

La mia mente si riempiva delle sue  mani, degli orecchi,

dei seni, delle spalle  ed ero travolto dalla meraviglia

Le parole mi scappavano dalla bocca ed estasiato

cercavo di continuare,  abbarbicandomi sulle frasi

L’emozione con un’intensità sconosciuta

mi  spinse il coraggio e le baciai le labbra tumide

Il suo sorriso accompagnò il mio respiro

ma un forsennato battito di ciglia, confusione e spavento,

mi nascose la gioia  che recuperai con timore

solleticandole il naso, riportandole le fossette in viso

Quest’autunno, l’archeologa precaria avrà un altro

incarico a termine e scanso le foglie che coprono

 l’asfalto, acchiappandone qualcuna che cade dagli alberi

chiacchierando del più e del meno non avendo

la prospettiva di un lavoro e progettare una famiglia

 

 45

Il pagliaccio

Ho percorso strade sterrate cosparse

di pietre ed a notte fonda ho raggiunto

la riva di un lago scintillante d’azzurro

L’orizzonte buio ha spinto sulle acque,

un castello di cristallo con le guglie

avvolte in una nebbiolina rosa pallido

che dolcemente ha navigato alla mia volta

Una ragazza si è affacciata alla finestra

del piano terra e con dolcezza mi ha cinto

con frenesia, nella sua favolosa bellezza

Ho levitato sul parco oltre gli alberi secolari

ed ho giocato di testa e piedi, con le nuvole

ma il viale altezzoso, mi sfida arrogante

Il prato, lesto mi sboccia una rosa con petali

gialli, striati di rosso e volo al portone

Ho gli occhi pieni d’amore e la passione

m’accende fino a bruciare ogni energia

Un vento arcigno, diabolico, scende veloce,

dalla chioma della quercia soprastante

e tenta di strapparmi il sogno dalle mani

La mia ragazza, però non si lascia soggiogare

Mi stringe nella sua bellezza e non si distrae

Il vento malandrino, si ritrae e s’allunga, ghigna

e ritorna alla carica cercando di circuirla

Tenta, nauseante di demolire la sua integrità

Il castello si è acceso e sfoggia un vestito

di aranci e limoni, gelsomini e pesche rosse

Il portone si apre e m’invita a d entrare

La mia ragazza m’accoglie raggiante di gioia

e le porgo le mani colme d’amore

Il vento, sconfitto si dissolve in fondo al viale

Ha lasciato per terra una chiazza di cenere

e mi sfogo disperdendola con una pedata

La gioia mi soverchia e tiro dalla tasca

Il pagliaccio che conservo da ragazzino

e mi metto a ballare, a suonare con l’erba.

 

46 

La mattanza      

L’esperienza acquisita nei secoli, ha calato

la tonnara, alla bocca della baia del villaggio

Sotto i raggi del sole che scotta, sferzati

dal vento e bruciati dal sale, addossati

alle murate delle barche, con le lenze in mano

e gli occhi socchiusi, quasi sognanti, la ciurma

cantando litanie alla Madonna, attende

il tocco del passaggio dei tonni che imboccano

la soglia della trappola verso la camera mortale

La speranza dei tonnaroti s’accende la mattina

e si spegne la sera ritornando stanchi a terra

 Questi sono giorni, poco più di una settimana,

che i tonni s’aggirano irrequieti nello specchio d’acqua,

distratti nella rotta del loro viaggio stagionale

 al luogo destinato alla riproduzione,

da un pescecane a caccia di sarde ed acciughe

Il gozzo ha distribuito il pranzo raccolto sulla spiaggia

che le famiglie hanno cucinato per il proprio congiunto

quando ad un tratto, un turbinìo scuote l’acqua chiara

e nell’aria scoppia il “ leva – leva “ delle sentinelle,

staccando maldestramente, il Rais dalla scodella

La ciurma tira la camera della morte e trae a galla,

I tonni che si dibattono, cercando una fuga dal sacco

Nuotano in giri concentrici senza requie, sbattendo

la coda sull’acqua che sempre  meno rimane sulla rete  

La ciurma, bagnata fino alle mutande, sporca di sangue,

con il fiato sulle labbra, arpiona e solleva a bordo

del palischermo, le pinne gialle ringraziando il cielo

L’acqua ha perso l’azzurro, pregna del sangue

della mattanza e le barche s’allargano e ritornano

a schierarsi, calando la trappola al suo livello,  

mettendosi in attesa che la preda venga abbondante

 

 47 

Il falegname mascherato

 Stavo costeggiando il canale limaccioso

della strada provinciale che conduce

alle costruzioni di periferia riservate

agli immigrati che tentano di sottrarsi

alla pesantezza quotidiana della propria terra

La luce dei lampioni mi copre le mani di giallo

che incuriosite si rivoltano osservandosi

Il fumo della sigaretta, approfittando delle palpebre

distratte,mi salta agli occhi inducendoli a lacrimare

quando d’improvviso, vengo colpito al gomito destro

dal manubrio di un motorino che mi toglie il respiro

Recupero l’equilibrio ed evito di cadere in acqua

Scorgo di sfuggita, la faccia della ragazza a bordo

ed assimilo  la sua bellezza ad una Madonna

evasa dalla penombra della galleria del museo

Il dolore s’attenua ed il rammarico aumenta

osservandola allontanarsi ad andatura ridotta

Avrei potuto inseguirla e magari acchiapparla,

 metterla sottovetro ed ammirarla, goderne

con sapienza,  secondo i riflessi del cielo

ma l’educazione accatastata nella mia famiglia

respinge la tentazione e col gomito in mano

continuo a passo moderato, la strada verso casa

Svolgo con impegno il mio lavoro, alla stregua di locali

e conterranei stanziali,  con figli grandi che del dialetto

della terra dei padri, conoscono qualche parola vastasa

Siamo accomunati, però per nomèa, alla malagenìa,

e  la nostra presenza, è mal tollerata senza capire

che queste persone pur appartenendo alla nostra terra,

 ci sono nemici, ci tolgono la libertà, facendoci emigrare

La difficoltà che colpisce il lavoro, è vero, crea paura

e ci si scaglia sul più debole, il trapiantato, dichiarando,

guerra alla ragione, sottacendo la civiltà acquisita

Il passaggio a livello è abbassato e non ci credo

di trovare ferma, in attesa, la pennellata divina

Ma temendo di turbarla, m’impongo di guardare altrove

48 

e  con calma indifferente, aspiro dalla sigaretta,

il disagio, aspettando che transiti il treno liberando

la strada, che sono molto stanco ed ho tanta fame

Mi giro verso la città per distogliermi dalla ragazza

ma in fondo scorgo, un uomo alto, magro che avanza

Ha uno sgabello con le gambe in fuori, sul petto

La faccia cerea, poggiata sul bordo e cammina

senza toccare l’asfalto, con un’andatura d’automa

La paura mi prende le mani e mi monta sulla schiena

Ho la sensazione che sia un fantasma che vaga

sul  territorio dove stava la sua casa abbattuta d’autorità

Cerco conforto nella ragazza del motorino ma è andata

La barriera è stata alzata e riprendo un po’ di coraggio

Volto lo sguardo indietro a misurare la distanza

Vedo l’uomo varcare il portone dell’ultimo condominio

ed affrancato, realizzo che è un falegname mascherato,

 sporco di lucido e residui di legno che consegna a domicilio

 il lavoro terminato e riprendo a camminare canticchiando

 

49 

Ama gli altri

Le mani giunte nell’introdursi sull’altare,

tremano un tantino e lo mettono a disagio.

L’armonia dell’essere traballa e nella comunione

cerca l’assoluzione dallo Spirito Santo

La mortificazione, respira e convive sciogliendosi

con religiosa sopportazione, nell’acqua santiera

La fede nel Signore, lo trattiene all’impiedi

e reclinando il capo con Santa pazienza,

 si rifugia con tanta vocatio, nella preghiera

La bellezza delicata, sorniona della donna

con lo scialle bianco a mezzacoscia,

eccita i sensi, attrae gli occhi e riempie la mente

di pensieri che l’abito talare non coltiva

L’ordinamento ecclesiale gli proibisce d’amare

       questo essere che completa la sua esistenza

Si stupisce che il clero sia arroccato nel pregiudizio

che la donna sia strumento dell’entità bestiale

Questa rissa nata per caso, non ha fondamento,

è un accanimento, un disegno elaborato

per mettere i “ poveri cristi “ in croce

Le sacre scritture prese ad esempio, ripetono:

“ Ama gli altri – Amatevi gli uni con gli altri “

e non si azzardano ad elevare barriere

Cerca d’incollare  i lembi dell’essere umano

con la ragione del ministero della chiesa

La coscienza, però non lo separa

da questo bisogno naturale d’amare

 

50 

La collina di Anaggio

Una umanità di differenti strati sociali, ragazzi

e ragazze, giovani ed adulti che la società

non tollera, emargina, addita e mal chiama;

che smarrita, manipola la solitudine e varca

i confini della realtà,  cercando una goccia di pace,

è stata raccolta nei ruderi dell’antico Casato,

 sul fondo abbandonato, sulla collina di Anaggio

Qualcuno ospite d’amici, s’era specializzato

a scucir camice sulle spalle e staccare

i bottoni dei pantaloni, sottraendosi

con abilità alle mani legnose della zia

che cercava di nasconderlo al disonore

Altri consumavano rispetto e dignità

nei sottopassaggi della metropolitana e grandi

magazzini, razzolando nei rifiuti urbani, mescolati

a spacciatori,  prostitute d’ambo i sessi e malavitosi

L’uomo che ha rinunciato all’abito talare, è diventato

 Padre ed è accorso e con grande pazienza,

dolcezza e sacrifici, è riuscito a ricondurli, entro

la cerchia dei pini,  sulla collina incolta ed avvolti

nell’azzurro delle tute da lavoro, saltano le geometrie

che disegnano le siepi, recuperando il canto

dei contadini, morti ed emigrati, andato in malora

Seminano e coltivano la terra in comodato d’uso,

raccolgono e vendono, anche pomodori, alle famiglie

del villaggio che ogni anno trasformano e conservano,

per uso casalingo, la salsa e sanno quel che mangiano

La solidarietà del fratello, ha riacquistato il giorno

che questa bella società, aveva interrotto con malagrazia

La gente umile, sa sollevare la sofferenza e col lavoro

delle braccia, isola l’animale in agguato ed oltrepassa

i governanti mendaci che crocifiggono e sfruttano

 l’umanità, figlia di una grande sensibilità, che è caduta,

facendo, in barba alla legge, profitti sulle loro spalle

Quest’uomo, si è eretto a custode della fragilità

e protegge le creature, anche dalle loro debolezze,

distribuendo ad ognuno, la libertà della collina